No, non è la pizza!

March 3, 2018

 

Durante uno dei miei workshop in una prestigiosa Università della capitale, chiesi agli studenti di indovinare alcuni gesti italiani che riproducevo davanti a loro.
Tra questi ne avevo incluso uno che per il modo di fare australiano sarebbe risultato forse eccessivo o sconveniente, ma che in realtà, per la nostra cultura, assume svariati significati di una certa utilità sociale: pollice indice di entrambe le mani aperti in modo tale da formare insieme un cerchio…
Fremevo nell’attesa di scoprire quale bizzarra traduzione potessero fornirmi i ragazzi vedendo questo gesto. Le sorprese non tardarono ad arrivare!
Un ragazzo con gli occhi sgranati, come se avesse appena avuto un’illuminazione, alzò la mano e disse che secondo lui con quel gesto sarebbe potuto andare tranquillamente in pizzeria a ordinare una pizza senza dover aggiungere altro verbalmente.
Sorrisi immaginando il viso e la reazione che avrebbe avuto il pizzaiolo napoletano di fronte ad una tale richiesta muta e pensai subito che in effetti con la nostra creatività avremmo potuto utilizzare quel gesto per dire anche “pizza famiglia” oppure “baby pizza” per i bimbi allargando o restringendo rispettivamente il cerchio con le due mani.
Decisi di rispondere che, pur riconoscendo la corrispondenza della forma con la pizza, la risposta era inesatta ma avremmo potuto utilizzare il gesto rimanendo in quel contesto. Infatti, essendo un sabato sera, il pizzaiolo probabilmente si stava facendo un “culo tanto” e quindi si stava rompendo quella parte del corpo per la grande fatica.
Ma la cosa che fece impazzire gli studenti fu quando continuai con l’enunciazione di altri due possibili significati, sempre con lo stesso gesto e nella stessa situazione.
Infatti, ponendo il caso che il pizzaiolo fosse una persona permalosa, alla domanda del ragazzo avrebbe potuto rispondere con lo stesso gesto, ma con un’espressione del viso arrabbiata che gli dava tono di minaccia: “Ti lu fazzu tanto” e quindi che l’avrebbe fatta pagare cara al giovane.
“E il terzo?” Chiesero tutti con le lacrime agli occhi dalle risate.
Il pizzaiolo uscendo dal locale ha comprato per la prima volta un biglietto della lotteria ed è diventato miliardario, quindi noi diremmo: “L’havi tanto” e cioè che ha avuto molta fortuna!
Disteso sul letto del mio hotel provavo una certa goduria pensando a quegli studenti che in contesti di vita quotidiana australiana stavano diffondendo la gestualità italiana divertendosi.

 

 

SAVING IT WITH A CIRCLE

During one of my university workshops in Australia, I asked my students to guess the meaning of some Italian gestures, including thumb and forefinger of both hands open to form a circle.

A goggle-eyed boy put up his hand and said he could use it to order a pizza without saying anything. I smiled imagining the pizzaiolo’s reaction and replied that despite the correspondece with the shape of a pizza, the answer was wrong, but we could still use that gesture in the same place: on a Saturday night, for example, the pizzaiolo would probably work his ass off for the great effort.

Or supposing the pizzaiolo was a touchy person, he could answer the boy’s request with the same gesture but a threatening look on his face.

“And the third one?” they all asked shedding tears of laughter. The pizzaiolo bought his first lottery ticket becoming a millionaire: we would then mean he had a very big fortune.

 

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